Goran Vojnović
Il collezionista di paure
«Mi ci sono voluti trent’anni per vivere senza paure e a volte penso che a trentasette anni continuo a vivere nell’eco del loro allontanarsi». Un libro di rara potenza, una confessione onesta fino a farsi spietata, mai scabrosa; quasi un manuale di analisi psicanalitica dei sopravvissuti alla disgregazione della ex Jugoslavia. Come se tutti i nodi tornassero al pettine: tematiche, amori e tremori, sevdalinke e Bjelo Dugme, basket, calcio e politica, dolorosa non appartenenza e la fine di un grande Stato. L’autore di questa raccolta di riflessioni torna all’infanzia, alla lingua di allora che non ha un nome, di cui è l’unico parlante e nella quale si identifica, come si identifica in una terra anch’essa senza nome. La scrittura di Vojnović è matura, limata ogni asperità, eliminati gli inserti dalla lingua parlata, le colorate invettive, gli improperi fantasiosi; la pagina è colma di emotività controllata, un pathos sotterraneo che afferra chi legge e intanto lo guida alla comprensione di quel tormentato periodo storico.
-
Goran Vojnović
Goran Vojnovi ć , nato nel 1980, si è diplomato presso l’Accademia di Teatro Cinema Radio e Televisione di Lubiana specializzandosi in regia cinematografica e teatrale e in sceneggiatura. Considerato uno dei più talentuosi autori della sua generazione, ha diretto tre film corti e due lungometraggi tra cui Č efurji raus! . Nel 2013, con Jugoslavija, moja de ž ela , ha vinto il premio letterario Kresnik per il migliore romanzo pubblicato in Slovenia. Le sue opere hanno abbattuto pregiudizi, impressionato i critici e attirato l’attenzione dei lettori più esigenti.