Ulderica Da Pozzo
Oltre le porte
Immagini di voci dimenticate dall'ex ospedale psichiatrico di Udine
«Ero una bambina che immaginava un luogo da lontano, che lo sentiva evocare nelle parole come uno spauracchio. Un luogo dei matti»: con questa testimonianza Ulderica Da Pozzo ci introduce nel suo inedito viaggio nell’ex Ospedale psichiatrico di Sant’Osvaldo a Udine. Da fotografa capace di grande empatia, ha saputo aprire le porte chiuse di quel luogo e attraversarne i confini fisici per liberare memorie, per far parlare attraverso tracce e segni minimi tante voci dimenticate, per far riemergere umanità da un luogo apparentemente vuoto e desolato, eppure ancora ricco di senso, di cruciali significati individuali e collettivi.
-
Ulderica Da Pozzo
Ulderica Da Pozzo ha iniziato a fotografare nel 1976 e nel 1980 è diventata fotografa professionista. Ha approfondito lo studio del linguaggio fotografico con Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico, Oliviero Toscani, Franco Fontana. Collabora e pubblica su testate di tiratura nazionale. Alterna all’attività professionale lavori di ricerca sui quali sono state realizzate numerose mostre. Numerosi sono anche i suoi lavori monografici. Tra i più recenti: ‘Malghe e malgari’ (2004), ‘Noi giriam per questo contorno’ (2007), ‘Fra mare e terra’ (2008), ‘Le voci dell’acqua’ (2010), ‘Fuochi. Gioventù e rituali in alta Carnia? (2010), ‘Luci a Nordest’ (2011) con Paolo Rumiz. Alcune sue opere, scelte ad Arles da Claude Lemagny, sono conservate alla Bibliothèque Nationale di Parigi. Ha vinto iI Premio ‘FVG Fotografia’ del CRAF. Nel 2011 ha partecipato alla Biennale diffusa di Trieste nella sezione ‘Fotografia’ curata da Italo Zannier.