A cura di Fabiano Miceli, Enos Costantini
La biodiversità coltivata
Storie di persone, piante e agricoltura tradizionale tra Friuli e Carinzia
Da punti di osservazione distinti, il volume approfondisce il tema della diversità biologica nelle specie coltivate nell’area a cavallo delle Alpi orientali, un territorio estremamente vario sul piano fisico, geografico e linguistico-culturale. Tra gli argomenti trattati, la storia delle specie tradizionalmente coltivate in Friuli, gli attuali modelli di consumo alimentare, i conflitti e i diritti sulle sementi sul piano internazionale, con esempi concreti dell’agricoltura e della frutticoltura in aree montane tra Friuli e Carinzia. Particolare attenzione è riservata alle storie, alla passione e alle motivazioni di coloro che, da agricoltori o più spesso da semplici appassionati, permettono la conservazione delle vecchie varietà fino ai nostri giorni, tramandandoci una ricchezza che aspetta di essere definitivamente messa al sicuro.
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Fabiano Miceli
Fabiano Miceli, già docente di Agronomia e coltivazioni erbacee all’Università di Udine, si è occupato di ecologia e fisiologia della produzione in colture erbacee. Esperto di risorse genetiche vegetali d’interesse agrario, da oltre vent’anni è attivo sui temi della diversità e dell’evoluzione delle piante coltivate. È stato curatore della Banca del Germoplasma Autoctono Vegetale (FAO ITA 368). È autore o coautore di oltre 120 pubblicazioni a stampa. -
Enos Costantini
Enos Costantini è stato insegnante presso l’Istituto tecnico agrario di Cividale del Friuli. Si dedica allo studio storico-linguistico delle piante coltivate in regione. Per quanto concerne la vite si ricorda l’opera La vite nella storia e nella cultura del Friuli (2007), di cui è autore con Claudio Mattaloni e Carlo Petrussi. Nel 2013 ha dato alle stampe il volume Tocai e Friulano. Un racconto di civiltà del vino. Da sempre si avvale della collaborazione di Carlo Petrussi, senza le cui conoscenze concernenti gli aspetti recenti e attuali della viticoltura regionale ogni “storia” avrebbe un significato solo accademico.